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Eugenio Scomparini: presentato al pubblico il nono volume della Nuova Collana d'Arte
Image Il nono volume della Nuova Collana d'Arte della Fondazione CRTrieste, realizzato da Iniziative Culturali spa, dedicato al pittore Eugenio Scomparini, artista di indubbio valore,é stato presentato alla città nel corso di una conferenza all'Auditorium del Museo Revoltella da Antonello Negri, professore ordinario di Storia dell'arte contemporanea all'Università degli Studi di Milano, alla presenza di Giorgio Tomasetti, Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione CRTrieste, Giuseppe Pavanello, curatore della Collana d'Arte della Fondazione CRTrieste e di Massimo Degrassi, autore del saggio critico che accompagna il volume. Ha portato i saluti istituzionali Massimo Greco, Assessore alla Cultura del Comune di Trieste. Il libro s'innesta su un filone avviato e sperimentato delle monografie che la Nuova Collana d'Arte della Fondazione, a cura di Giuseppe Pavanello e ideale continuazione di quella edita dalla Cassa di Risparmio, ha pubblicato negli ultimi anni, rendendo omaggio ad alcuni tra i più significativi protagonisti del Novecento triestino: Guido Sambo, Bruno Croatto, Adolfo Levier, Giorgio Carmelich, Gino Parin, Glauco Cambon, Vito Timmel e Giuseppe Barison. Tutti nomi che fanno parte di quella generazione di artisti dallo straordinario talento che si è formata nella Trieste a cavallo tra Otto e Novecento e che testimoniano la vivacità artistica di un periodo peculiare nella storia culturale cittadina. Il volume è stato realizzato da Iniziative Culturali spa, la società strumentale della Fondazione che opera in ambito culturale. La veste grafica del volume è stata curata dallo Studio Mark di Gianfranco Granbassi, la stampa da Lint Editoriale e l'apparato iconografico da Paolo Bonassi. Eugenio Scomparini nasce a Trieste il primo settembre 1845 da Alberto di Chioggia e Maria Scomparini di Venezia, che da tempo dimoravano in città. La biografia della sua prima formazione non è molto esaustiva. Si sa però che ha frequentato la scuola diretta dall'intagliatore Giovanni Moscotto, che, prima della nascita della Scuola industriale, era l'unico luogo cittadino deputato alla formazione degli artisti. Testimonianza di questo periodo è un taccuino, andato purtroppo perduto, con ritratti dei protagonisti del Risorgimento. Dalla fine del 1863 fino al 1867-68 Scomparini frequenta l'Accademia delle Belle Arti di Venezia, grazie anche ad una borsa di studio che il Comune di Trieste gli eroga dal 1868. In questo periodo, il Maestro si distingue ottenendo numerosi riconoscimenti, come ad esepio alcuni accessit per il "disegno del nudo" e un premio con lode per l'"Invenzione storica in cartone" cui viene dato risalto anche dalla stampa triestina. A Venezia inoltre nel 1869 Scomparini fa il suo debutto espositivo, proprio nelle sale dell'Accademia, con La Confidenza, cui seguono Una lettura noiosa, negli stessi locali, e L'attesa, esposta alla Promotrice. Grazie anche a questi successi, il pittore ottiene la prima commissione pubblica, una pala d'altare per la chiesa di Contovello, all'età di soli 23 anni. L'opera ha subito il consenso de "L'Osservatore Triestino", e assieme al sostegno di Giusepe Caprin, contribuisce a incrementare il successo dell'artista in ambito triestino, dove il Maestro esordisce alla seconda mostra della Società delle Belle Arti dell'aprile 1871. Pochi mesi più tardi l'Amleto, presentato all'Esposizione Agricola-Industriale e di Belle Arti, susciterà ancor maggiori attenzioni, come pure le due opere successive, sempre di soggetto storico-letterario, ispirate a Shakespeare, Amleto e Otello. Scomparini sente però di dover proseguire il cammino di studi iniziato a Venezia, e grazie a un sussidio comunale del 1874 si trasferisce, assieme all'amico Antonio Lonza, a Roma, dove prenderà ad esempio la pittura di Mariano Fortuny y Madrazo, scomparso poco prima. La passione per questo artista spagnolo è a lungo evidente nelle opere realizzate nell'Urbe, che Scomparini espone con successo presso la Società triestina di Belle Arti. A Roma, grazie al sussidio del Comune, Scomparini resta fino al 1877, anno in cui inizia la progettazione del sipario del nuovo Politeama Rossetti, che godrà di numerosi apprezzamenti all'atto dell'inaugurazione nel 1878. Negli anni romani la pittura di Scomparini subisce un profondo rinnovamento, la formazione realista maturata a Venezia si innesta infatti su soggetti di matrice fortuniana. Tuttavia, dalle parole di Lonza e di Giuseppe Garzolini, emerge come Scomparini nonostante gli ottimi risultati conseguiti, in qualche maniera si costringesse a questo stile pittorico, essendo portato ad una composizione più libera e più grande, che ne limita la produzione al cavalletto. I lavori di questi anni infatti sono caratterizzati da un sostanziale ecclettismo e presentano notevoli differenze stilistiche. In quel periodo Scomparini vive un allontanamento dalle mostre triestine, dove si presenta in rare occasioni, e talvolta, come nel 1890 alla prima esposizione del Circolo Artistico di Trieste, perché spinto dall'ipotesi di acquisto della tela proposta, la Margherita Gauthier, da parte del Curatorio del Civico Museo Revoltella. Tuttavia, negli stessi anni, egli si inserisce definitivamente nel tessuto culturale cittadino, assumendo la carica di Presidente del neocostituito Circolo Artistico Triestino dal 1884 al 1895 e di docente di disegno figurale e pittura decorativa alla Kaiserlich Königliche Staatgewerbeschule di Trieste dal 1887 al 1911. Come docente Scomparini si rivela paziente e di costante aiuto per gli allievi che conseguiranno ottimi risultati. Tra essi ricordiamo Bruno Croatto, Ugo Flumiani, Piero Lucano, Ruggero Rovan, Marcello Dudovich, Piero Marussig, Argio Orell, Vito Timmel e Vittorio Bergagna, oltre a Gino Parin cui Scomparini impartiva invece lezioni private. Nel 1890 Scomparini sposa Caterina Teresa Schielin, da cui non avrà figli. Oltre all'impegno per il Circolo Artistico, che diviene per lui una seconda casa, il Maestro è attivo anche come membro del Curatorio del Museo Revoltella e della commissione edilizia del Consiglio Comunale insieme all'arch. Zammattio e a Giovanni Mayer. Queste nomine sono un ulteriore riconoscimento alla posizione raggiunta dal Maestro, che è molto amato dai suoi concittadini, soprattutto per la capacità di rendere al meglio le ambizioni della società triestina, legate alle fortune commerciali, che in quel periodo stavano scemando. Come Tiepolo aveva rappresentato l'ultima gloria di Venezia, Scomparini, nelle sue allegorie, appare come il cantore del progressivo declinare di Trieste. La fama del Maestro, benchè non riconosciuta a livello internazionale, resta sempre alta, come testimoniato dal cordoglio cittadino per la sua scomparsa nel 1913 e dall'acquisto in blocco delle opere del suo studio, vendute dalla vedova al Museo Revoltella che gli dedicherà un'intera sala con il suo nome fino al 1933. Chi l'aveva conosciuto ne ricorda sempre l'immagine di affabile "gigante buono" tracciata da Veruda a fine ottocento: "simpatico, prestante nella persona, pareva uno di quegli uomini destinati a rimanere eternamente vegeti; in brevi giorni fu strappato all'amore del suo paese, lasciando dietro di sé un vuoto che, per ora, nessuno potrebbe degnamente riempire nella considerazione della cittadinanza" Trieste, 21 aprile 2008
 
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