La Collezione Stock

Fondazione CRTriesteGregorio Sciltian
  • Gregorio Sciltian
  • Festa di carnevale

  • Olio su tela, 70 x 50 cm

Il dipinto che l’artista di origini armene eseguì per l’azienda Stock, si colloca coerentemente fra i due scritti teorici che egli diede alle stampe, chiarificatori della sua poetica: La pittura della realtà del 1956 e La realtà di Sciltian del 1968. Dunque con Sciltian la parola d’ordine è realismo, nel senso di estrema illusione della realtà traslitterata sulla tela. Sono addirittura d’un virtuosismo caravaggesco o d’un Seicento neerlandese alcune annotazioni sul dipinto Stock, dove gli oggetti sono definiti nella loro esattezza. Nell’effetto di estremo trompe l’oeil non possiamo fare a meno di notare che nel bicchiere in primo piano vi è riflessa la Loggia dei Lanzi, dove, infatti, intravvediamo il Perseo di Benvenuto Cellini, che svela la città nella quale l’opera venne realizzata. Sciltian vuole far scoprire all’osservatore i vari elementi temporali e spaziali che compongono il dipinto, come la datazione, che si desume dal libretto della stagione lirica 1966-67 del Teatro alla Scala dove poggia, nella derivazione dall’amato Giorgio de Chirico, il guanto metafisico, qui parte dell’abbigliamento, al pari del cilindro, di una serata di gala da passare a teatro, come allude pure la mascherina appuntata sul tendaggio rosso. Ne deriva il messaggio d’un liquore bevuto dall’alta società, non solo milanese.
Precedente per la tela Stock è di certo la Cabina del capitano, una delle sue nature morte più riprodotte e datata al 1965, quindi d’un anno precedente al dipinto per l’azienda triestina. Nella cabina del capitano egli aveva inserito, con precisione raggelante, la bottiglia del Queen Anne Scotch Whiskey accompagnandola dall’appropriato bicchiere per tale liquore e, con lo stesso spirito, rendeva la bottiglia della Stock 84 affiancandole una coppia di bicchieri da brandy.
Questa ricerca ossessiva, in termini di precisione formale, caratterizzava l’opera di Sciltian sin dagli esordi, ovvero da quando, nel 1923, giunse in Italia lasciando l’Accademia di Belle Arti di Vienna.